ll grande Lebowski, film oramai diventato cult, nato dalla penna e dalla mano dei fratelli Coen, compie 25 anni. Di seguito trovi 9 curiosità sul film, 9 come i White Russian che Drugo beve nella pellicola. Sarebbero stati 10 ma uno gli cade nella villa di Jackie Treehorn.

  1. Il Lebowski Fest

Tenutosi la prima volta nel 2002 a Louisville, nel Kentucky, il Lebowski Fest è ormai tradizione annuale negli Stati Uniti, e non solo, e si svolge da allora in diverse città, da New York a Las Vegas, passando anche per Londra. La programmazione è solitamente spalmata su due giorni e prevede la proiezione del film, musica dal vivo, gare di cospaly e, spesso, si arricchisce della presenza di alcune star del film: Jeff Bridges, John Goodman, Steve Buscemi, John Turturro, Julianne Moore e altri ancora.

  1. Il grande Lebowski: chi è il vero Drugo?

Per la scrittura dell’iconico Drugo (The Dude), interpretato da Jeff Bridges e divenuto, col tempo, uno dei personaggi più amati del cinema, i due registi hanno tratto ispirazione da Jeff Dowd, distributore che aveva collaborato con i Coen in occasione della loro opera prima, Blood simple – Sangue facile. Membro di un gruppo pacifista di Seattle, Dowd amava farsi chiamare The Dude.

  1. Parole in ripetizione tra le curiosità su Il grande Lebowski

La penna dei fratelli Coen si contraddistingue, ancora una volta, in una delle pellicole più rappresentative per il duo e buona parte dell’inchiostro viene delimitata dalla ripetizione continua di alcuni termini, utili nella definizione dell’ideologia alla base dal film e nella rappresentazione dei suoi personaggi. Nella versione originale la parola “Dude” viene pronunciata 160 volte e appare scritta in 1 occasione, per un totale di 161 ripetizioni; “F*ck” raggiunge quota 292, mentre “Man” è proferita ben 147 volte dal solo Drugo.

  1. Il Johnie’s Coffee Shop

Il Johnie’s Coffee Shop di Los Angeles si è prestato al cinema in diverse occasioni e viene difatti usato esclusivamente come location per le riprese di lungometraggi, serie o video musicali. Lo stesso bar compare sia in American History X che ne Le iene.

  1. Il grande Lebowski: il tappeto che dà tono all’ambiente

“Dava davvero un tono all’ambiente“. La celebre citazione del film è fedelmente tratta da una frase detta ai Coen dall’amico e sceneggiatore Peter Exline che, durante una cena, nel periodo in cui i fratelli erano alle prese con la produzione di Barton Fink – È successo a Hollywood, riferendosi al proprio tappeto ereditato dai vicini dopo un loro trasferimento, pronunciò quella stessa frase.

  1. La pista da bowling de Il grande Lebowski

La pista da bowling sulla quale si esibiscono i personaggi non è frutto di una ricostruzione ad hoc; le scene sono state girate, infatti, in un vero campo di Santa Monica, in California: l’Hollywood Star Lanes. Da circa 20 però, non è più possibile recarcisi per una partita, dato che l’edificio è stato demolito per permettere la costruzione di una scuola elementare. L’aspetto più curioso riguarda il protagonista, Drugo, il quale non gioca a bowling in nessuna scena del film.

  1. La nascita del dudeismo tra le curiosità su Il grande Lebowski

Nel 2005, negli Stati Uniti, è nata una nuova religione ispirata al protagonista del film, detta Dudeismo, che esalta la pigrizia e persegue un approccio che rifiuta il frenetico impegno e l’insoddisfazione. Nel mondo si contano oggi più di 220.000 ministri dudeisti e il 6 marzo è riconosciuto come il loro giorno sacro: The Day of the Dude.

  1. Jeff “onnipresente” Bridges

Traendo da una pratica propria del genere noir, i fratelli Coen decidono di non distogliere mai l’attenzione della macchina da presa dal calamitico Jeff Bridges, il quale si identifica perfettamente con il suo personaggio e si lega ad esso indissolubilmente, tanto da presentarsi poi, in diverse occasioni ufficiali, nei panni dello stesso Jeffrey Drugo Lebowski, panni per giunta arrivati, in gran parte, dal suo guardaroba.

  1. Turturro ebbe carta bianca sul personaggio. 

Quando Turturro lesse la sceneggiatura si accorse di avere un ruolo ben più piccolo di quello che credeva. L’attore ebbe tuttavia completa libertà, da parte dei Coen, di caratterizzare il personaggio come meglio credeva, e così agli lavoro sull’aspetto estetico di Jesus Quintana, e sui suoi eccentrici modi di fare.