David Lynch non è tradizionalmente il tipo di regista che fornisce con cura la trama di un film al suoi spettatori, tuttavia, dopo le pressioni della società di produzione francese, eccoci qui. Bisogna ricordare che all’epoca in cui Lynch svelò questi indizi, il film era un disastro al botteghino e Mulholland Drive fu descritto come un film senza trama, in modo simile a come Einstein fu definito un pazzo perché nessuno lo capiva. Però, a distanza di molti anni, ora siamo chiari su tre cose: Einstein aveva infatti ragione, David Lynch ha creato un capolavoro, sia Einstein che Lynch sono dei geni nel loro campo. In ogni caso, ecco i dieci indizi:

  1. Prestate particolare attenzione all’incipit del film: almeno due indizi vengono svelati prima dei titoli di testa.
  2. Fate attenzione alla comparsa del paralume rosso.
  3. Riuscite a sentire il titolo del film per il quale Adam Kesher sta facendo i provini alle attrici?
  4. Viene nominato ancora?
  5. Un incidente è un evento terribile… notate qual è il luogo dell’incidente.
  6. Chi consegna una chiave – e perché?
  7. Notate la vestaglia, il posacenere, la tazza di caffè.
  8. Cosa si sente, si comprende e si deduce al club ‘Silencio’?
  9. Camilla è stata aiutata dal suo solo talento?
  10. Osservate in quali circostanze appare l’uomo sul retro di Winkie’s.
  11. Dov’è la zia Ruth?

Questi dieci indizi, in fondo, non svelano nulla, servono soltanto a confermare l’esistenza di un mistero, che è poi ciò che preme a Lynch (“Per me il mistero è una calamita”). Non mettono su nessuna pista giusta né indicano un metodo alternativo. A ben vedere, suggeriscono soltanto di prestare attenzione ai particolari; di guardare e ascoltare meglio, di esercitare più profondamente la vista e l’udito, di richiamare all’appello tutto il potere dell’occhio e dell’orecchio. Invitano insomma a restare raccolti nell’indagine visiva e sonora e nell’incanto della contemplazione, a prolungare il tempo della domanda e, forse, a disattendere quello della risposta. Il mistero, almeno in parte, deve restare irrisolto, sospeso nella moltiplicazione delle curve delle soluzioni possibili. Perché il mistero, in Lynch, non sfocia mai nella chiusura ‘razionale’ di un intrigo complesso o sfuggente o, in termini funzionali, non si risolve semplicemente nell’innesco della curiosità e dell’attenzione dello spettatore. Piuttosto, esso assume la forma di una matrice attiva, continuamente rilanciata e sottratta alla possibilità della soluzione, o almeno di una soluzione giusta, e una soltanto.

Di fronte a questo, l’urgenza del commento, della spiegazione e della riduzione del film a un’unità afferrabile e comprensibile si impone quasi subito, e Muholland Drive diventa soprattutto un film da capire o, meglio, da risolvere, fronteggiando in primo luogo – e spesso esclusivamente – la sua trama rompicapo. In altre parole, il perfetto bilanciamento tra ricchezza sensoriale, mistero e comprensibilità narrativa trasforma Mulholland Drive in una macchina di seduzione. Sul piano dell’interpretazione ciò significa che il film scatena il desiderio di reperire significati e di svelare gli enigmi, legittima questo desiderio per poi negarlo, per denunciarne tutta l’inadeguatezza. Però Mulholland Drive è un magnete che restituisce alla teoria l’immagine della sua incompletezza e parzialità. Qulasiasi via si prenda per comprenderlo, ci si perde comunque a metà strada, nelle strade perdute dell’interpretazione.

Dopotutto, Mulholland Drive è un giocattolo, niente di più. E d’altra parte è attraverso il gioco che si apprende. Ma cosa si apprende da Mulholland Drive? Semplicemente il limite stesso della comprensione. Mulholland Drive è un film che non vuole essere capito. Svelarlo e comprenderlo vuol dire, in nuce, tradirlo. La trama del film è semplicemente non riproducibile a parole. Chi ci si mettesse, si perderebbe nel labirinto di situazioni e immagini che collidono e che si contraddicono, immagini che seguendo un andamento temporale e logico, che nulla hanno a che fare con il tempo e la logica, quella degli esseri umani, quella svelata dalla ‘ratio’ umana. Questo, come gli altri film di Lynch del genere, non chiedono nulla alla umana comprensione. Sono bensì un appello a lasciare andare gli ormeggi e a dondolare su altre onde, ben più scure e ben più profonde.