L’anno scorso il film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino ha festeggiato il suo 35° anniversario. Come quasi nessun altro film, l’eccezionale film del regista della vecchia Bundesrepublik è riuscito a esprimere l’atmosfera della vita nella stretta Berlino Ovest e i pensieri dei suoi abitanti. Dalla prospettiva odierna, l’opera sembra il malinconico accordo finale della città un tempo divisa. Il capolavoro di Wim Wenders torna dal 2 ottobre nelle sale italiane, nella versione restaurata dalla Wim Wenders Foundation, grazie alla collaborazione tra la Cineteca di Bologna, con il suo progetto per la distribuzione dei classici restaurati Il Cinema Ritrovato. L’opera è anche in programma in Sala Estenese il 17 novembre. Di seguito qualche curiosità e approfondimento sul film.

Città dei Fantasmi

Anche se – o meglio: perché – la città in cui è ambientato scomparirà appena due anni dopo. Ciò ha reso Il cielo sopra Berlino l’omaggio definitivo alla vecchia Berlino Ovest. Negli anni Ottanta, quando entrambe le metà della città si erano stabilizzate nello status quo: la parte orientale come capitale della DDR con silos residenziali prefabbricati, edifici prestigiosi su Alexanderplatz e baracche per anticonformisti a Prenzlauer Berg. E la parte occidentale con attività culturali generosamente sovvenzionate per i turisti, grandi indennità berlinesi per i nuovi arrivati ​​e una scena abusiva che sfruttava appieno la mancanza di coprifuoco. Berlino come città di fantasmi, popolata dai fantasmi della sua storia fatale, che vedono e capiscono tutto, ma non possono cambiare nulla, se non dare alle persone un po’ di coraggio per vivere con l’imposizione delle mani. Questa è una metafora insuperabile per la martoriata ex metropoli che ha subito due crolli, quattro cambi di regime e una distruzione totale, le cui cicatrici erano evidenti ad ogni angolo.

Calza della nonna come filtro per la fotocamera

Il direttore alla fotografia Henri Alekan decise di utilizzare la tinta monocromatica per indicare che le scene sono osservate da un punto di vista specifico.  In questo caso le scene a colori sono osservate dal punto di vista umano. Tutte le sequenze in bianco e nero sono invece osservate dal punto di vista degli angeli.  Queste ultime sono state girate attraverso un filtro unico nel suo genere ricavato da una calza, che pare appartenesse alla nonna dello stesso Alekan. Ciò fa sì che le immagini appaiano un po’ sbiadite; Allo stesso tempo, luci e volti brillano di una luce soffusa, come è familiare nei film muti e nei primi film sonori. Questo sguardo nostalgico e distante potrebbe aver contribuito a rendere questo film, insieme a “Paris, Texas” (1984), il più grande successo di Wenders.

La collaborazione con lo scrittore Peter Handke

Dopo aver trascorso diverso tempo negli Stati Uniti, Wenders sentì il bisogno di tornare a lavorare in Germania e riscoprire il proprio Paese. Per prepararsi al suo rientro si dedicò alla lettura delle poesie di Rainer Maria Rilke, che gli diedero lo spunto iniziale per l’idea degli angeli ma “Con gli angeli la lingua acquistava una particolare importanza: dovevano esprimersi in un linguaggio poetico. Dopo avere girato quattro film in inglese, sentivo il bisogno di tornare alla mia lingua d’origine che nei dialoghi doveva essere molto curata”. E così Wenders firma la sceneggiatura con lo scrittore Peter Handke.

In conclusione: uno sguardo ottimista al futuro

Alla fine, la pesantezza plumbea del film diventa in realtà uno sguardo ottimista al futuro. Seppur essendo una storia ambientata in tempi incerti Il cielo sopra Berlino guarda al futuro dando voce e forma alle incertezze umane ma mettendo sempre al centro l’amore. A distanza di 36 anni Il cielo sopra Berlino non risulta invecchiata di un giorno per la sua capacità di raccontare le emozioni che ci rendono umani, imperfetti e quindi vivi. Un film che vale la pena guardare (o riguardare) perché nonostante il suo indissolubile legame al suo contesto storico e culturale,  parla di noi a ognuno di noi.