12 dicembre 1903: nasce a Tokyo uno dei più grandi e influenti registi della storia del cinema. 12 dicembre 1963: nella stessa città, lo stesso giorno in cui era nato, Yasujirō Ozu lascia il mondo e diventa leggenda.

12 dicembre 2023: Arci Ferrara e Ferrara Sotto le Stelle, tramite il Cinema Boldini in Sala Estense sono liete di annunciare una rassegna cinematografica dedicata al leggendario regista giapponese Yasujirō Ozu, in versione restaurata 4k distribuita e presentata da Tucker Film.

Tre film selezionati per la Sala Estense, proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano: Il sapore del riso al tè verde (1952), Viaggio a Tokyo (1953), Una gallina nel vento (1948), in programma rispettivamente il 18, 19 e 20 dicembre.

Questi tre film sono tutti ugualmente rappresentativi della sua arte, il suo cinema gentile, che narra con delicatezza, ironia e uno stile puro storie di vita familiare.

Si tratta solitamente di storie familiari (nei film ambientati prima della guerra sono spesso i bambini i protagonisti di queste scene familiari). Sono piccole storie che ricordano il neorealismo italiano per certi aspetti, in cui i conflitti vengono espressi con poche parole e senza particolari azioni o dichiarazioni. Quelle di Ozu sono storie di vita quotidiana: il regista è particolarmente affascinato dalla tranquillità e dai movimenti lenti che spesso la caratterizzano. E così anche noi rimaniamo incantati di fronte a queste scene di vite così diverse dalle nostre, affascinati da una cultura noi sconosciuta ma che tramite queste piccole storie impariamo a conoscere. Allo stesso tempo ci rendiamo conto quanto siamo simili in realtà: il nucleo affettivo essenziale, il bisogno degli altri, la comunione non solo verbale con i più prossimi, le fatiche del rapporto con la società, la differenza tra “inferiori” e “superiori”, la fondamentale solitudine di ciascuno, il passaggio lento e inesorabile del tempo che ci muta e muta le cose e le persone intorno a noi, il bisogno insopprimibile di un’interiorità che ci faccia comunicare, né più né meno che con la vita, e farcene avvertire il senso. Un’interiorità che ci dia una ragione d’esistere.

Il regista evoca questo senso di malinconia e poesia nell’esistenza quotidiana anche attraverso delle tecniche che col tempo sono diventate per lui distintive: composizioni precise, ritmo contemplativo, angoli di ripresa bassi (il “tatami shot”) e narrazione ellittica sono solo alcune. Con il suo stile singolare e incrollabile, il regista giapponese Yasujiro Ozu ha ignorato le regole stabilite del cinema e ha creato un linguaggio visivo tutto suo. Il modo innovativo di Ozu di riprendere i dialoghi (vale a dire, facendo in modo che ogni personaggio guardasse direttamente la telecamera, come se noi, gli spettatori, fossimo il destinatario), le fratture temporali nelle sue narrazioni, il suo rigoroso impegno per la simmetria visiva e la sua capacità di catturare le complessità della tristezza lo hanno reso uno dei più grandi maestri del cinema mondiale. Un opus filmico, quello del cineasta nipponico, descritto così da Wenders: «Se nel nostro secolo ci fossero ancora cose sacre. Se esistesse qualcosa come il sacro tesoro del cinema, per me questa sarebbe l’opera di Yasujirô Ozu».